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Elogio all’azione silenziosa

“Elogio all’azione silenziosa” è una celebrazione al vento ed alla sua immaterialitá.
Ci troviamo davanti ad una realtà naturale del tutto frammentata, concettualmente e fisicamente, in modo da rendere visibile un atto di per sé invisibile.
L’instabilità generata dal vento viene rappresentata come una caduta immobile, un paradosso che ha come base l’astrazione dell’aria.
Il dialogo tra le fotografie invita così a riflettere su un vento che crea, modifica, sorregge e annulla.

Testo di Michela Coslovich

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“Elogio all’azione silenziosa” (2020) is a celebration of the wind and its immateriality.
We are in front of a fragmented natural reality, conceptually and physically, in order to make visible an act that is invisible itself.
The instability generated by the wind is represented as a motionless fall, a paradox based on the abstraction of air.
The dialogue between the photographs invites us to think about a wind that creates, modifies, supports and cancels.

Text by Michela Coslovich

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Nel bene e nel mare

“Nel bene e nel mare” (2019) racconta tramite immagini il paradosso dei territori siciliani, il contrasto tra una bellezza estrema e i problemi politici e sociali che caratterizzano questi luoghi.
Un viaggio che descrive la contraddizione del tuffo in un mare che lava anche la macchia più sporca.

Testo di Michela Coslovich

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“Nel bene e nel mare” (2019) relates the paradox of Sicilian territories, a contrast between extreme beauty and the political and social problems that characterize those places. 
It’s a journey that describes the contradiction of a dip in the sea that washes even the dirtiest stain.

Text by Michela Coslovich

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Servola

La serie “Servola” (2016-2019) nasce come una ricerca visiva che va ad indagare le conseguenze causate dall’esposizione alle polveri sottili, o Pm10, nella città di Trieste. La loro pericolosità è direttamente proporzionale alla dimensione: più piccole sono le particelle e più sono in grado di permeare nelle vie respiratorie e nei tessuti, influenzando radicalmente la quotidianità.
La vita all’interno del quartiere è condizionata da un fumo vivo che obbliga a chiudere, coprire e circoscrivere persone ed oggetti. 

Il progetto raccoglie una selezione di immagini che danno una visione più ampia dello spazio in cui tutto ciò accade, svelando le vere sembianze di questa entità fino a poco prima rimasta astratta. 

È la storia di un rapporto usurato tra uomo e industria che inesorabilmente continua, è il legame che si crea dopo la separazione.
Nasce così una convivenza forzata che modifica completamente le abitudini di un intero quartiere.
Da una parte un’osservazione che guarda al particolare: il racconto di una polvere che sporca, ammala, inquina. Dall’altra l’esplorazione di un territorio leso da un legame per sempre incompatibile.

Testo di Michela Coslovich

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The series “Servola” (2016-2019) born as a visual research that investigates the consequences caused by the exposure to fine dust, or PM10, in Trieste city. Their danger is directly proportional to their size: smaller they are, more are able to permeate the respiratory tract and tissues, radically influencing daily life. Life inside the neighborhood is influenced by a live smoke that forces people and objects to be closed, covered and limited.
The project collects a selection of images that give a wider view of the space in which all this happens, revealing the true features of this entity which was previously abstract.
It’s the story of a worn relationship between man and industry that inexorably continues, it’s the connection created after the separation.
In this way, a forced coexistence develops and completely changes the habits of an entire neighborhood.
On one side, an observation that looks at the detail: the story of a dust that dirties, sickens, pollutes. On the other, the exploration of a territory damaged by a relationship forever incompatible.

Text by Michela Coslovich

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Tempo proprio

“Lockdown” di Davide Maria Palusa è un progetto di narrazione visiva che nasce dall’esigenza di raccontare il periodo di quarantena avvenuto in Italia durante l’epidemia di Covid-19 e tutte le sue conseguenze a livello naturale e sociale.
Il progetto tocca la tematica dell’isolamento, della sospensione sociale, dello svuotamento di un tessuto urbano da sempre abituato alla frenesia, ma anche della considerazione del mondo esterno attraverso una visione più accurata ed approfondita. Un tempo estremamente dilatato da diventare nuova modalità di osservazione.

Si vuole mette in luce uno specifico momento di stasi temporanea: un uomo sulla riva del mare si mimetizza nell’ambiente e diventa lui stesso pietra immobile, simbolo della vita messa in pausa; un pannello pubblicitario che non ha più senso d’esser tale e si fa così rappresentazione di una società contemporanea effimera, di un paese messo in croce ma pronto a ripartire.

L’isolamento viene trattato a livello fisico e psicologico: Italia e Slovenia ora si guardano da lontano restando divise da un confine che rimanda a una cortina di ferro dei giorni nostri. Così come i due paesi rimangono separati, lo facciamo tutti noi colpiti da un isolamento forzato con obiettivo la protezione e la sicurezza comune. Il racconto vuole quindi soffermarsi sull’idea di una divisione che unisce, una barriera fisica che diventa elemento di resistenza contro un virus invisibile.

Spazio vuoto che circonda e che si trasforma in meccanismo di rinascita.

Testo di Michela Coslovich

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“Lockdown” (2020) is a visual storytelling project that stems from the need to narrate the quarantine period that took place in Italy during the Covid-19 epidemic and all its natural and social consequences.The project is about the theme of isolation, social suspension, the emptying of an urban fabric used to be hectic, but also the consideration of the external world through a more accurate and in-depth vision. An extremely dilated time that becomes a new way of observation.

It’s described a specific moment of temporary pause: a man on the seashore blends into the environment and he becomes an immobile stone, a symbol of paused life; an advertising panel that no longer makes sense and becomes the representation of an ephemeral contemporary society, a crucified country ready to start again. 

Isolation is narrated on physical and psychological way: Italy and Slovenia now look at each other from afar: divided by a border that remember to a modern day iron curtain. Just as the two countries remain separate, we are all affected by forced isolation with the aim of common protection and safety. The story focuses on the idea of a division that unites, a physical barrier that becomes a resistance element against an invisible virus.

Empty space that surrounds and transforms itself into a mechanism of rebirth.

Text by Michela Coslovich