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Tempo proprio

“Lockdown” di Davide Maria Palusa è un progetto di narrazione visiva che nasce dall’esigenza di raccontare il periodo di quarantena avvenuto in Italia durante l’epidemia di Covid-19 e tutte le sue conseguenze a livello naturale e sociale.
Il progetto tocca la tematica dell’isolamento, della sospensione sociale, dello svuotamento di un tessuto urbano da sempre abituato alla frenesia, ma anche della considerazione del mondo esterno attraverso una visione più accurata ed approfondita. Un tempo estremamente dilatato da diventare nuova modalità di osservazione.

Si vuole mette in luce uno specifico momento di stasi temporanea: un uomo sulla riva del mare si mimetizza nell’ambiente e diventa lui stesso pietra immobile, simbolo della vita messa in pausa; un pannello pubblicitario che non ha più senso d’esser tale e si fa così rappresentazione di una società contemporanea effimera, di un paese messo in croce ma pronto a ripartire.

L’isolamento viene trattato a livello fisico e psicologico: Italia e Slovenia ora si guardano da lontano restando divise da un confine che rimanda a una cortina di ferro dei giorni nostri. Così come i due paesi rimangono separati, lo facciamo tutti noi colpiti da un isolamento forzato con obiettivo la protezione e la sicurezza comune. Il racconto vuole quindi soffermarsi sull’idea di una divisione che unisce, una barriera fisica che diventa elemento di resistenza contro un virus invisibile.

Spazio vuoto che circonda e che si trasforma in meccanismo di rinascita.

Testo di Michela Coslovich

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“Lockdown” (2020) is a visual storytelling project that stems from the need to narrate the quarantine period that took place in Italy during the Covid-19 epidemic and all its natural and social consequences.The project is about the theme of isolation, social suspension, the emptying of an urban fabric used to be hectic, but also the consideration of the external world through a more accurate and in-depth vision. An extremely dilated time that becomes a new way of observation.

It’s described a specific moment of temporary pause: a man on the seashore blends into the environment and he becomes an immobile stone, a symbol of paused life; an advertising panel that no longer makes sense and becomes the representation of an ephemeral contemporary society, a crucified country ready to start again. 

Isolation is narrated on physical and psychological way: Italy and Slovenia now look at each other from afar: divided by a border that remember to a modern day iron curtain. Just as the two countries remain separate, we are all affected by forced isolation with the aim of common protection and safety. The story focuses on the idea of a division that unites, a physical barrier that becomes a resistance element against an invisible virus.

Empty space that surrounds and transforms itself into a mechanism of rebirth.

Text by Michela Coslovich

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